Di Filippo Zattra
Oltre 650 atleti, 900 ettari di bosco e una macchina organizzativa guidata dall’Erebus per i due giorni di Coppa Italia
“Mettere in piedi un evento richiede gioco di squadra, e avere voi a bordo fa la differenza. L’idea è semplice: lavorare insieme, divertirci e vivere un’esperienza collettiva che dia nuova linfa alle nostre tradizioni di quasi 40 anni. Bussole pronte e lanterne nel mirino: la rotta è tracciata e la squadra c’è. Buon Lavoro!”
Queste le parole con cui il nostro presidente ha inaugurato l’inizio di quest’avventura. E vi par poco? Andiamo con ordine…
Squadra: vocabolario Treccani alla voce 3.c “Nello sport, formazione organica che prende parte, come insieme unitario, a competizioni collettive”.
Decisamente una definizione che non calza a pennello con persone ed atleti abituati a trascorrere gran parte del tempo con bussola e cartina in una mano, sicard nell’altra e una mente concentrata a capire se quei tratti e colori che vede nel pezzo di carta che ha di fronte effettivamente corrispondano alla realtà che le circonda. Parliamo di donne e uomini abituati a vivere il tempo nel bosco immersi nei propri pensieri e guai, GUAI, a chi prova a rivolgere anche un semplice saluto: SHHHHH, siamo in gara!
Quindi, se queste sono le premesse, come si porta a casa una due giorni di Coppa Italia in quel di Asiago? Erebus lo fa con lo stesso stile con cui si affronta un nuovo terreno di gara: mettere in gioco tutte le proprie virtù e, come ci ricorda il Principe di Machiavelli, ricercare un pizzico di fortuna!

Di virtù in campo se ne sono viste di ogni: chi si è messo a stilare tabelle organizzative e orari, chi ha guidato con vigore il pickup, chi ha trasportato il materiale, chi partenza alta, chi partenza bassa, chi IL LABIRINTO, chi ha gestito arrivi classifiche e PM, chi ha tagliato i panettoni, chi ha tagliato gli alberi morti e/o schiantati a terra, chi ha tagliato i panini, chi ha contato le fette di prosciutto per i panini, chi ha messo a disposizione tutta la propria pazienza per la segreteria, chi ha gestito le mucche, chi ha fatto parcheggiare, chi ha impedito la circolazione a mezzi non autorizzati, chi ha allestito postazioni da spionaggio per fotografare gli atleti in gara senza rendere troppo evidente la presenza di un punto di passaggio, chi ha volato con il drone, chi ha posato e recuperato i punti ovvero gli Avengers e/o squadra Ginew del weekend, chi ha cartografato, chi ha tracciato, chi ha premiato e sponsorizzato, chi dietro a tutto ha tirato i fili, chi FABIO TRINCA COLONEL, chi ha fatto da mangiare, chi ha portato da bere, chi ha sistemato, chi ha mantenuto attiva la rete di contatti con le altre società, chi ha speakerato, chi ha raccolto i porcini, chi ha posizionato i ristori acqua, chi ha gestito i pernottamenti, chi chi, chi come e chi dio dell’orienteering.
Il briefing mattutino il nostro punto K, la tabella orari la nostra bussola, e come in ogni gara: si sa quando si parte, non si sa quando si finisce.

L’evento si è diviso in due gare: prova Middle il sabato, prova Long la domenica. Il terreno di gara si estende per circa 900 ettari tra Val Giardini e Hinterbech fino a Monte Zebio, con quota massima 1600 metri sul livello del mare fino ai 1044 m s.l.m. del campo gara nell’area del Convitto Statale “A. Farina”. Alle gare hanno partecipato circa 650 atleti in entrambe le giornate, dividendosi in categorie dalla M/W 10 fino alla M/W 81+.
Le competizioni hanno permesso ai partecipanti di gustarsi tratti di bosco corribile alternato a zone al gusto di misticanza dove le sfumature dal bianco al verde rendevano il sottobosco da “tecnico e appagante” a “severo e indimenticabile”. I numerosi sentieri stagionalmente battuti da abili fungaioli e talvolta da qualche cacciatore, hanno incorniciato i vari tracciati di gara portando i corridori anche a passare per alcuni elementi tristemente fondamentali e caratteristici dell’area: le trincee della Grande Guerra.
L’evento in due giornate baciate dal sole ha restituito prestazioni tra l’epico e il profano, con tanti sorrisi al traguardo, ma anche delusioni; non sono mancati imprevisti come ritiri e piccoli infortuni.
L’orienteering è tutto questo: chi corre e compete fino all’ultima lanterna, ma anche chi organizza allestisce e “lascia meglio di come ha trovato”!
Per questa settimana Erebus è stata dalla parte della cabina di regia, ma occhio, dalla prossima si torna con la bussola alla mano!